A Washington lo sanno bene: il vero campo di battaglia non è nel deserto, ma in mare. Più precisamente nello stretto di Hormuz, il collo di bottiglia da cui passa una quota decisiva del petrolio mondiale. Secondo fonti diplomatiche europee, nelle ultime ore è salita la preoccupazione che Teheran non punti a uno scontro frontale, ma a qualcosa di più sofisticato. Non servirebbe affondare una flotta americana. Basterebbe paralizzare il passaggio per giorni e giorni. A quel punto, il prezzo del greggio schizzerebbe. E con esso l’inflazione negli Stati Uniti. Così, per Donald Trump, la pressione interna diventerebbe micidiale: opinione pubblica, Congresso e alleati inizierebbero a chiedere conto di una campagna militare che produce instabilità energetica globale. In privato, diplomatici del Golfo ammettono che Teheran considera questo scenario una “vittoria asimmetrica”: non battere militarmente Washington, ma costringerla a fermarsi.
Il vero salto di qualità, però, è tecnologico. Nei briefing riservati si parla apertamente di uno scenario mai visto: sciami di sistemi autonomi guidati da intelligenza artificiale. Per il grande pubblico un “robot con Ia” è poco più di un drone Fpv senza pilota umano. In realtà, i sistemi più sofisticati sono subacquei. Operano nel silenzio, senza Gps, in ambienti complessi. E colpiscono obiettivi strategici: petroliere, cavi sottomarini, navi militari. Secondo analisti militari occidentali, l’Iran potrebbe schierare mini-sottomarini, droni aerei e subacquei come il sistema Nazir-1, oltre a mine di fondo di concezione cinese della serie EM, capaci — secondo fonti di intelligence — di lanciare un missile direttamente dal fondale contro una nave in transito.
Se Teheran riuscisse per giorni a bloccare lo stretto di Hormuz, il danno politico per Donald Trump sarebbe immediato. E potrebbe essere costretto a congelare l’offensiva per stabilizzare i mercati. A quel punto, senza aver vinto una battaglia navale, l’Iran avrebbe ottenuto una vittoria geopolitica. E la prima vera crepa nella narrazione di invincibilità americana passerebbe non dal cielo, ma dal fondo del mare.
"Indiscreto", di Marco Antonellis, continua sul sito de L'Espresso https://lespresso.it/…/trump-blocco-stretto-hormuz-pe…/60450
Il vero salto di qualità, però, è tecnologico. Nei briefing riservati si parla apertamente di uno scenario mai visto: sciami di sistemi autonomi guidati da intelligenza artificiale. Per il grande pubblico un “robot con Ia” è poco più di un drone Fpv senza pilota umano. In realtà, i sistemi più sofisticati sono subacquei. Operano nel silenzio, senza Gps, in ambienti complessi. E colpiscono obiettivi strategici: petroliere, cavi sottomarini, navi militari. Secondo analisti militari occidentali, l’Iran potrebbe schierare mini-sottomarini, droni aerei e subacquei come il sistema Nazir-1, oltre a mine di fondo di concezione cinese della serie EM, capaci — secondo fonti di intelligence — di lanciare un missile direttamente dal fondale contro una nave in transito.
Se Teheran riuscisse per giorni a bloccare lo stretto di Hormuz, il danno politico per Donald Trump sarebbe immediato. E potrebbe essere costretto a congelare l’offensiva per stabilizzare i mercati. A quel punto, senza aver vinto una battaglia navale, l’Iran avrebbe ottenuto una vittoria geopolitica. E la prima vera crepa nella narrazione di invincibilità americana passerebbe non dal cielo, ma dal fondo del mare.
"Indiscreto", di Marco Antonellis, continua sul sito de L'Espresso https://lespresso.it/…/trump-blocco-stretto-hormuz-pe…/60450